Carissime Amiche, carissimi Amici Lions e cari Leo,

“solo il tempo è nostro” insegnava una persona molto saggia vissuta in epoca lontana. Utilizziamolo dunque, compiutamente, pienamente, con consapevolezza. Stiamo vivendo, nella nostra Associazione, un momento storico che ricorderemo per sempre e che racconteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Non si tratta di festeggiare, ma di celebrare, vale a dire trarre spunto da tutto quello che abbiamo fatto di straordinario in un secolo, a partire da Melvin Jones ad oggi, in modo da trarne spunto per ulteriori lusinghieri traguardi, che, sono sicuro, non mancheranno. Va a cominciare, carissimi, il Centesimo Anno Sociale nel quale onorare degnamente un evento così ragguardevole. Soci e Club, che sono il fulcro, le fondamenta del nostro vivere associativo, stanno già soffermandosi a riflettere sulla valenza e sul significato di un traguardo così importante.

 

E allora, carissime Amiche, carissimi Amici, impieghiamo utilmente questo straordinario momento che abbiamo davanti a noi, prepariamoci, fin da ora, a volgere l’animo alle celebrazioni dei nostri primi cento anni, che è cosa ben diversa e più sfidante di una mera commemorazione. A Castrocaro, dove ho avuto l’onore di essere eletto Governatore del Distretto, ho insistito su un punto: celebrare significa interrogarsi innanzi tutto sull’attualità del Lionismo e sulla sua capacità di rispondere alle sfide che la contemporaneità pone in ogni ambito, internazionale come locale. Dobbiamo avere la consapevolezza del tempo che viviamo, sicuri come siamo che nei prossimi cento anni non mancheranno ulteriori, significativi traguardi. Viviamo una grande opportunità, quindi, sottolineata dal fatto che l’Associazione sta già fornendo ai Governatori le istruzioni per omaggiare il primo secolo di vita con i quattro compiti ben precisi, i nostri imprescindibili punti di riferimento: lotta alla fame, vista, ambiente, giovani.

 

E a proposito di giovani, un saluto particolare ai Leo, un ringraziamento per il loro impegno e per il loro apporto all’interno della vita associativa. La vostra presenza, cari giovani Amici, rappresenta la sicura continuità del lionismo e la risposta più tangibile al nostro bisogno di speranza. Così come è imprescindibile il peculiare contributo delle donne, fatto di sensibilità, di inventiva, di quella dol6 cezza capace di coniugarsi a una determinazione e una fermezza senza pari. Parlo delle socie attuali e, in prospettiva, delle donne che dovranno essere sempre più numerose nell’Associazione, come previsto anche nel programma internazionale del Centenario sull’estensione soci.

 

Stiamo per spegnere la fatidica centesima candelina, dunque. Ma, esattamente, cosa significa essere Lions al giorno d’oggi e, in prospettiva, cosa vorrà dire domani? Se dovessi rispondere con una sola parola a questa domanda, se dovessi indicare con un unico sostantivo il percorso che, secondo me, dovremo affrontare, direi: etica. Sì, carissimi, l’etica, nella nostra vita associativa, nei nostri Club, come sapete, ha un ruolo fondamentale. Abbiamo sottoscritto, tutti, il nostro Codice Etico, che è la stella polare, il punto di riferimento del nostro agire. Ora, a cent’anni di distanza dalla sua adozione, sento che dovremmo spingerci oltre: sento che la moralità non debba consumarsi, se così posso esprimermi, all’interno delle nostre mura, essere limitata nell’ambito dei Club, ma, di più, la nostra etica deve essere di esempio all’esterno, deve contagiare, positivamente, gli altri, la comunità in cui viviamo, il nostro ambiente, la nostra società, la nostra Nazione.

Il nostro compito, in questo momento storico, è affermare con forza il ruolo di leadership morale del Lions International, un’Associazione che si ponga come soggetto promotore e catalizzatore di una “rivoluzione etica” nella società contemporanea con un moto che parta dal basso. In tal senso, dobbiamo mettere al centro della nostra azione – in modo nuovo ed attuale – gli stessi dettami fondativi del Lionismo, che, ricordo, tra i suoi scopi pone quello di “partecipare attivamente al bene …morale della comunità” e di “…promuovere alti valori di etica nel commercio, nell’industria, nelle professioni, nelle attività pubbliche e in quelle private”. Questo nostro impegno, a mio modo di vedere, è tanto più urgente in quanto la società odierna è affetta da un evidente deficit etico: basta ascoltare il telegiornale o aprire un quotidiano per rendersi conto di una situazione che d’altra parte conosciamo tutti. L’etica, dunque, la nostra Etica, come un baluardo, i nostri Club come un punto di riferimento per tutti, un esempio che, senza presunzione, ma con umiltà, offriamo ai nostri simili.

 

…un’Associazione che si ponga come soggetto promotore e catalizzatore di una “rivoluzione etica” nella società…

La nostra, carissimi Soci, è una visione alta della vita, con forte ispirazione spirituale, nella quale però, voglio rimarcarlo, i principi morali non sono qualcosa di astratto, né possiamo rassegnarci a considerarli qualcosa di irraggiungibile. Al contrario: sono i valori che mettiamo in gioco nell’aiuto concreto e tangibile, che tutti i giorni e in ogni parte del mondo, “sporcandoci le mani” quando e dove serve, mettiamo a disposizione degli altri.

In noi stessi, in ognuno di noi, c’è una spinta morale e naturale ad andare verso l’altro, a vivere in solido con lui, a perseguirne il bene come un patrimonio comune e indissolubile. Questo mettere gli altri avanti a noi, a vivere in loro per vivere noi stessi, non è solo il nostro modo di essere Lions, Amiche ed Amici miei carissimi, è la nostra più grande opportunità per rendere finalmente il mondo un posto migliore.

Marcello Dassori

Il motto del Governatore

Noi viviamo negli altri

Quando ho iniziato a pensare a un motto che potesse in qualche modo identificare la mia Mission con tutti Voi, per un attimo mi son sentito disorientato. Ho avuto vertigini. Non è facile per me riassumere venti anni di esperienza con Voi. La domanda più urgente a cui ho cercato di dare una risposta è stata questa: Che contributo posso dare alla causa lionistica?

E così ho iniziato a mettere insieme alcune parole ripercorrendo la nostra storia insieme.

Come posso comunicare ciò che provo?

Personalmente ho sempre considerato le parole come segni convenzionali necessari alla comunicazione tra le persone ma che non sempre riescono a essere esaustive. In altri termini, l’esperienza dell’Amore, per esempio, quella che personalmente ho vissuto attraverso Voi o della privazione di esso, di cui siamo testimoni, non è facilmente narrabile. Non si può rappresentare con assoluta precisione la gioia di chi ama e il dolore di chi soffre.

A questo, aggiungo anche che spesso le parole vengono usate male e pesano, come qualcuno ha detto, come macigni.

Di qui la necessità di ponderare ogni singolo termine di un motto. Se poi dovessimo sollevare la questione di una traduzione da una lingua all’altra come capita in una associazione che opera a livello internazionale come la nostra, le cose si complicherebbero a dismisura perché ciascuna lingua ha una storia e, nelle parole, si nascondono precise filosofie di vita che spesso ignoriamo nel senso che non ne abbiamo esperienza.

L’altra sera guardando il Tg, con mia madre che ha più di 90 anni e vedendo le diverse disgrazie di cui l’uomo si è fatto portatore sano e pensando alla mia esperienza lionistica di questi venti anni, mi è venuta in mente la parola Globale. Allora mi sono chiesto… di globale cosa esiste davvero? E’ possibile rintracciare un minimo comune denominatore che ci faccia sentire quella pienezza a cui noi esseri umani tendiamo per naturale vocazione?

Globale è una parola difficile, molto difficile e, a mio avviso, se ne fa un uso sconsiderato. Oggi anche i ragazzi pronunciano con facilità la parola Global, nell’accezione anglosassone.

Di globale in quei diversi servizi e nella mia esperienza con Voi, ci sta solo la Vita e mia madre giustamente mi faceva notare che la vita deve avere un valore e che la nostra senza quella degli altri non vale nulla, vale zero!

La morte non si esaurisce a Lampedusa o in Siria. Va molto oltre ma arriva a distruggere senza pietà solo attraverso un canale, quello della indifferenza verso la Vita di chi soffre, di chi mi è accanto e ha fame o ha sete o ha bisogno di una pacca sulla spalla. La Vita è l’unico vero significato che ingloba davvero ogni razza, ogni etnia, ogni cellula di un corpo dolente che equivale a dare alla nostra Vita un significato solo con la partecipazione alla Vita degli altri. Noi viviamo negli altri.

Le azioni concrete, le nostre, quelle che dicono al mondo appunto che noi serviamo gli altri, vengono dopo questo riconoscimento identitario profondo. Le nostre azioni diventano uno scopo necessario alla Vita nostra propria, al nostro esserci nel qui ed ora, su questo mondo. E nel mentre costruiamo un riparo per chi non ce l’ha, diventiamo un poco più vivi. Noi Viviamo appunto negli altri.

 

Di recente un caro amico mi ha consigliato di leggere un libro che pensavo fosse troppo difficile: “Il mistero dell’Essere” di Gabriel Marcel.

Molto entusiasta mi ha detto «Marcello quando leggerai il Mistero dell’Essere mi chiamerai e avrai trovato un modo per comunicare la tua missione lionistica che già ti porti dentro da anni. La partorirai senza un minimo di difficoltà.» Voglio dire che questo Amico aveva ragione e ho voluto condividere con tutti Voi il pensiero di una madre che guarda la società in cui il figlio è immerso preoccupata e stanca come lo sono tutte le altre mamme del mondo.

Mi sono appuntato una piccola ma grande cosa che vorrei leggervi e che inevitabilmente mi porta a ribadire, a urlare che la nostra Mission è principalmente un Vivere negli altri: Una delle grandi teorie di Gabriel Marcel è la distinzione fra l’ESSERE e l’AVERE.

AVERE è disporre di elementi di vita desiderabili in se stessi e comunicabili, come il denaro. In realtà, noi possediamo anche le azioni ma affinché esse raggiungano uno scopo alto come quello dell’Amore, devono essere comandate dall’Essere. L’ESSERE è un tenersi in comunione con tutti gli elementi della propria vita, interiore ed esteriore, grazie a un “patto nuziale” con l’esistenza, patto che ci permette di giudicarla dal di dentro, unico fatto globale che ci consente di scoprire un senso alto dell’Esserci.

Noi Viviamo negli altri perché la ragione più profonda del nostro Essere è lì.

Il Guidoncino

Può sembrare un vezzo, o un omaggio al passato. Un pezzo di stoffa, colorato più o meno vivacemente, da esibire sui tavoli, da consegnare con una stretta di mano ed un sorriso verso le fotocamere. Eppure il guidoncino ha un significato ed un valore molto più profondi, a sapersi fermare un attimo ad osservarlo anche col cuore, invece che solo con gli occhi. Sulle navi e sulle imbarcazioni a vela i “triangoli” di stoffa colorati che fanno bella vista di sé sui tiranti degli alberi maestri o sui pennoni dei fumaioli sono usati come segnali per comunicare a distanza le proprie intenzioni o come distintivi per affermare l’appartenenza. Così come fanno gli scout che nella bandiera in cima al bastone che portano orgogliosi nei loro raduni raffigurano l’animale simbolo della propria squadriglia.

Chi siamo e ciò a cui apparteniamo. Questo è il messaggio che in fondo gli uomini affidano da sempre alle bandiere, ai gonfaloni, ai distintivi. Un modo immediato ed efficace di esprimere la propria identità grazie al linguaggio universale ma non univoco delle immagini e del colore. E in fondo, a rifletterci bene, la bellezza di comunicare attraverso i linguaggi della creatività sta proprio nella sua maggior libertà, nella possibilità che essa offre di interpretarli secondo il proprio gusto, la propria sensibilità, di leggerne i segni non solo con gli occhi, appunto, ma anche (e soprattutto) col cuore.

 

Per questo ho deciso di affidare l’espressione della nostra identità di Lions, nell’anno del Centenario, che caratterizza uniformandolo il retro dei guidoncini di tutti i Distretti italiani, a pochi contenuti, semplici e diretti. Protagonista un’immagine stilizzata dai colori vivaci ed i tratti leggeri, volutamente non pronunciati, affinché ciascuno, guardandola, possa cercare in essa la propria visione dei Lions, la propria interpretazione della nostra identità. Io, da Governatore, ho dato la mia 11 e l’ho dichiarata ad alta voce nel mio motto che non a caso vi campeggia sovrastandola: “Noi viviamo negli altri”. Tutti gli altri dunque, non solo i nostri cari, gli amici, le persone che hanno un posto ed un ruolo nella nostra vita. Ma anche i tanti (troppi) altri senza volto e senza nome cui noi, entrando nei Lions, abbiamo deciso di dedicare il nostro agire.

 

Ma nel poco spazio occupato dai contenuti del guidoncino che quest’anno avrò la fortuna e l’onore di scambiare nei meeting ed esporre negli eventi vi è molto di più. Vi è il desiderio, l’ambizione, l’obiettivo di fare della capacità di mettere gli altri al centro dell’esistenza la nostra identità di Lions. E’ questo quello che, oggi, a cent’anni dalla straordinaria opportunità donataci da Melvin Jones a Chicago, vorrei ed amerei che i Lions romagnoli, marchigiani, abruzzesi e molisani potessero dire ad alta voce, con orgoglio ed umiltà, guardandosi allo specchio: io esisto solo grazie agli altri, vivo con loro e per loro. La loro felicità è la mia. L’unico bene che perseguo è il bene comune.

Il guidoncino è il regalo che faccio a tutti voi amici e amiche Lions. Come una cornice, vorrei che lo usaste per vederci nell’immagine che racchiude, il volto sconosciuto di tutti quegli “Altri” che riempiono e daranno un senso alla vostra esistenza. Auguri di uno splendido Centenario.